Capitolo 1: Un DNA sportivo

14 ottobre 2013

L’Alfa Romeo ha sempre avuto una tradizione sportiva.

Non solo per le auto da competizione che l’hanno resa famosa, ma anche per aver saputo portare quella particolare “anima corsaiola” nelle auto di tutti i giorni.

Già prima della guerra si era distinta con modelli come la “6C”, nelle sue motorizzazioni 1500, 1750, 2300, berline sportive ma, a seconda delle carrozzerie che venivano allestite, anche molto eleganti. Alcuni di questi esemplari vincono tutt’ora i concorsi di bellezza per le auto d’epoca, ma a guardar sotto il cofano si scoprono soluzioni meccaniche e motoristiche d’avanguardia, per l’epoca in cui furono progettate.

Il progettista fu il grande Vittorio Jano.

Dopo la guerra, al momento di riprendere la produzione, si tentò di ripartire dalla 6C 2500, dotandola di una carrozzeria berlina prodotta direttamente in casa Alfa, e addirittura progettando un nuovo modello, molto innovativo sul piano meccanico, la 6C 3000, che , nella storia della nostra “Alfetta”, ha avuto un ruolo importante, come vedremo fra poco.

Tuttavia il mercato voleva auto meno lussuose e più adatte alle “sgangherate” strade italiane del dopoguerra.

Fu così che nel 1950, da una felice intuizione del direttore del “reparto progetti”, l’Ing. Satta, nacque la famosa 1900, ricordata da tutti come “l’auto di famiglia che vince le corse”.

Più o meno nello stesso periodo riprendeva vigore la presenza sportiva dell’Alfa Romeo nel mondo corse: le mitiche Alfa “tipo 158” (nata già nel 1938 e ancora regina indiscussa) e, più ancora, Alfa “tipo 159”, del 1950, due superbe monoposto da competizione, dominavano su tutti i circuiti. Queste due monoposto parteciparono a 54 gare e ne vinsero 47.

Gli anni 60 furono gli anni del boom economico, e all’Alfa Romeo non si fecero trovare impreparati: furono gli anni delle mitiche Giuliette, dello spider 1900,, derivato dalla famosa 1900, e poi, a seguire, le diverse versioni della Giulia. Auto che hanno fatto la storia dell’automobilismo italiano e non solo.

Alla fine degli anni 60 però occorreva un nuovo progetto, soprattutto occorreva una nuova berlina con il DNA sportivo Alfa. La storia delle Giuliette e Giulia era arrivata al capolinea con gli eleganti e grintosi modelli 1750 e 2000, ma ormai era il momento di voltare pagina.

Come spesso accade le grandi novità nascono da idee di molti anni prima.