La mia Alfetta

19 dicembre 2013

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La storia della mia Alfetta è profondamente radicata nella mia storia personale. Era da poco che avevo cominciato a lavorare, e sia io che mia moglie avevamo dato la precedenza alle vere priorità della vita: farci una casa e crescere il nostro primo figlioletto, nato nel ’90.

Quindi, con un mutuo da pagare tutti i mesi e il magro bilancio del mio stipendio di insegnante, le automobili erano sicuramente l’ultima delle cose a cui pensavamo. E’ vero che vedevo miei coetanei che firmavano le cambiali per comprarsi le auto nuove a rate, ma io preferivo girare con una vecchia Fiat Ritmo60, e per giunta con impianto GPL per risparmiare, pur di avere un tetto nostro sulla testa.

Tuttavia sin da piccolo avevo sempre avuto una passione per le Alfa Romeo.

Quando avevo 5 anni una volta dissi, vedendo passare una Giulia, “Mamma, da grande mi voglio comprare quella macchina”. Mia madre mi rispose “ma guarda che quando crescerai ci saranno altre macchine, macchine più belle e moderne!” e io, ovviamente, cominciai ad impuntarmi e a strillare “noo!!! io voglio la Giulia, compratemene una e conservatemela….”. Ovviamente i miei genitori non comprarono mai la Giulia….. avevano una Fiat 600!

La prima volta che riuscii a mettere le mani su una Alfa fu a 18 anni (nel 1980), poco dopo aver preso la patente. Mio padre aveva lasciato incustodita la Alfasud “ti” in garage e io me ne impossessai clandestinamente (e già! A me lasciavano guidare solo la vecchia 850 di mia madre, figurarsi……!) Presi la Alfasud e mi misi a girare per Brindisi, e dopo averci preso confidenza mi fiondai come un razzo sulla superstrada Brindisi-Lecce a 150km/h. Che emozioni si provano a 18 anni! Ovviamente in seguito mio padre fece sparire le chiavi, e a me restò solo la 850 con la quale se non altro imparavo ad apprezzare il bello della trazione posteriore (ah! ah! ah!)

Fortuna che qualche volta un amico riusciva a sottrarre il 2000 (si! proprio il mitico 2000) a suo padre e me lo lasciava guidare. Fu allora che rimasi contagiato a vita.

Poi mi trasferii a Pavia per gli studi universitari e ovviamente non potei permettermi altro che la bicicletta per un bel po’ di anni….. e intanto vedevo le generazioni di Alfa che si succedevano, e assistevo pian piano al declino di un certo modo di concepire l’automobile.   (continua…….)